iNDiEBAR -

NEW PODCAST

18: Songs To Be Played At Funerals (FINALE DI STAGIONE)

E quindi è giunta l’ora di salutarci. L’anno scorso lo abbiamo fatto indicandovi “Songs To Be Played Under The Umbrella”, per farvi compagnia nei mesi estivi e pensando alle vostre vacanze. Quest’anno invece volevamo lasciarvi delle canzoni eterne, che possano andare bene per sempre, fino ad un ipotetico funerale. D’altronde si sa, per superare la […]

TOP 10: Album del 2014

Dopo un deludente 2013 ecco un anno dal segno positivo. Questo 2014 ha avuto alcuni spunti positivi, ottimi ritorni e frizzanti novità. Consapevoli che nulla ci riporterà ai fasti degli anni ‘90, accettiamo quello che il panorama musicale planetario ci propone valutandolo in senso astratto e senza relativizzare.

In questo 2014 altri grandi personaggi della musica ci hanno salutato, da Tommy Ramone, Frankie Knuckles il dj che inventò la house music, Oderus Urungus dei Gwar, Joe Cocker e su tutti Jon Brookes, il batterista dei Charlatans. Ecco la nostra classifica dell’anno 2014

 

#10, Warpaint, Warpaint, Rough Trade

Warpaint - warpaintLe quattro girls di Los Angeles, non senza una certa presunzione, pubblicano un ottimo secondo disco grazie alle loro idee, ad una caerta impermeabilità alle tendenze ed alla bacchetta magica di Flood e Nigel Godrich in cabina di regia.

Il risultato è un disco piacevole e godibile, un tantino dark come sfumature sonore. Su tutte svetta una sbilenca e quasi stonata “Love Is To Die”, che ha un ritmo quasi cardiaco che potrebbe riportarci a “Teardrop” meno cupa.

A tratti giocoso (“Disco / Very”) a volte arioso (“Keep It Healthy”) a volte convincente e sorprendente con la ritmata “Feeling Right”. Si susseguono varie emozioni ascoltando questo album e alla fine lascia un buon sapore in bocca.

ASSAPORABILE

 

#9, Kasabian, 48:13, Columbia Music

2014Kasabian_Album_Press_280414Per la serie “sparate al titolista” eccovi la quinta fatica del gruppo di Leicester, un bel album maturo e deciso che abbiamo apprezzato ad una certa distanza dalla data di uscita. Strizza l’occhio anche agli alternative dancefloors come fecero i Blur con “Girls and Boys”. Il sound di Pizzorno e soci si evolve in un indiepop ricco di personalità, dal gusto robusto ed aromatizzato, quasi fosse una birra doppio malto. Malgrado alcune pause di ritmo (volute e non) e l’orribile copertina, è destinato ad essere ricordato come una delle migliori creazioni dei Kasabian.

TEMPORIZZABILE

 

#8, The Raveonettes, Pe’ahi, The Beat Dies

raveonettes-peahiCon un comunicato stampa e poco più i Raveonettes hanno annunciato al mondo l’uscita del loro 7.mo album, quasi nemmeno loro ci credessero più di tanto. Ma come mai nascondere una delle loro migliori uscite discografiche a tal punto che quasi per caso ne siamo venuti a conoscenza, con il rischio di essercela proprio persa?

Il disco invece è molto ben fatto, compreso i video che i nostri hanno messo in giro sul web, che noi vi riproponiamo. Il talento invece quello non si nasconde, così come tentato invece per la provenienza geografica che sembra molto meno californiana e molto più britannica. L’album sa di Jesus And Mary Chain per quel suono un pò sporco, ruvido tipo Psychocandy o Barbed Wire Kisses. Poi ricorda qualcosa di baggy, forse a tratti i Lush, forse i Chaptehouse, come se i Beach Boys avessero incontrato i Senser!

Lo si può ballare o usare per giocare ai videogames. Strano ma ..bello!

BALLABILE

 

#7, Mac DeMarco, Salad Days, Captured Tracks

CT193-MAC-Cover_14003Sarà forse il suo recente trasferimento nel Queens, a New York, città che ispira di per sa i musicisti di ogni dove o forse la sua vena artistica voltata verso il pop con qualche linea synth essenziale, ma appare certo che MDM abbia prodotto il suo terzo e miglior album “so far”.

Un pop semplice ed essenziale, facile da cantare, ricordare ed infine amare.

La sua anima slacker si fa più pacata, virando verso gli Steely Dan del suo mito Donald Fagen, almeno nel mood generale.

ORECCHIABILE

 

#6, Morrissey, World Peace Is None Of Your Business, Harvest Records

imageUna delle migliori produzioni dell’ultimo Morrissey, ricca di spunti melodici e testi caustici, a partire dal fenomenale titolo dell’album e della traccia d’inizio. Il Moz sta ancora bene, malgrado lo vogliano tutti con un piede nella fossa per i capricci della sua salute.

Il decimo album da solista dell’artista mancuniano suona profondo anche per il tocco di Joe Chiccarelli alla produzione, con inserti di chitarre ispaniche, fisarmoniche parigine ed arpeggi scandinavi.

Certo difficile definirlo il miglior album di sempre per Morrissey, come disse qualcuno…

MATURABILE

#5, Interpol, El Pintor, Matador Records

interpol - el pintorQuinto disco Newyorkese per gli Interpol e torna almeno in parte quella magia dei primi due irripetibili album della band di Paul Banks e soci. Sarà forse anche per il tocco magico della mano di Alan Moulder in cabina di regia, il sound della band torna ad essere un parente più stretto di quello che ci incantò all’inizio del millennio.

Quella malinconia metropolitana, cosmopolita e caotica, ci accompagna per tutto l’album. Quelle linee di basso che sanno di New Order/Joy Division, e quella texture di chitarre stridule di sottofondo ben accompagnano la voce profonda di Banks. Quel sound accattivante, ben cadenzato vi ronzerà nelle orecchie ben oltre il primo ascolto del disco.

Finalmente un bel disco.

CORREGGIBILE

 

 

#4, Death From Above 1979, The Physical World, Last Gang Records

Death From Above 1979 -3 album in dieci anni di attività per questo duo dance punk di Toronto, Canada. Il sound sembra però più vicino alla San Francisco di Thee Oh Sees  e di Ty Segal. Un noise rock a tratti ballabile, con sfumature strane, dai Nirvana ai Killers a formare uno strano triangolo Frisco – Vegas – Seattle. Colpisce l’eterea sospensione nel vuote temporale dell’album, che risulterebbe non classificabile cronologicamente nemmeno al carbonio 14.

C’è dentro un pò di tutto, un meltin pot (e non pop) coraggioso ed indefinibile ma per questo affascinante.

Jesse F. Keeler e Sebastien Grainger, dopo lo split del 2006, si sono riuniti e ripresi il palcoscenico del noise d’oltre oceano. Strani, vivaci, bravi.

Un altro bel disco da catalogare.

GODIBILE

 

 

#3, Blonde Redhead, Barragan, 4AD

blonde redhead barraganChi ci segue da tempo sa che abbiamo un debole per Kazu Machino e la sua voce eterea che riempie maliconicamente i vuoti. Un pò come gli edifici di Luis Barragàn, dalle linee essenziali e scomposte, che l’architetto messicano progettò nel secolo scorso che hanno colpito la cantante asiatico/newyorkese.

Il gioco di questa nona fatica del trio di NYC è proprio il continuo accostamento di vuoti e pieni, come fossero elementi architettonici strutturali e decorativi a seconda. Quella linea di basso minimale a tratti scomoda i Pixies di “Gigantic” (Cat On Tin Roof). Quella voce nel vuoto ricorda a tratti Jonsi.

Se i nostri volevano spiazzarci, beh, ci sono riusciti alla grande. Bisogna ascoltarlo alcune volte per apprezzarlo e capire la sua scarna struttura che tanto somiglia agli edifici dell’architetto cui si ispira.

SPIAZZABILE

 

 

 

#2, Caribou, Our Love, Merge

caribou-our-loveDaniel Victor Snaith, also known as Caribou, ci lascia ancora una volta di stucco. Ma da dove viene il musicista canadese? Da quale incrocio astrale di pulsioni elettroniche e psichedelia contemporanea?

L’esordio e da amore istantaneo, un loop eterno che ripete “Can’t Do Without”, con gli strumenti che entrano uno alla volta in un crescendo esponenziale. Dopo pochi minuti di “Our Love”ce ne si è già innamorati, punto stop!

Sembra proseguire il progetto dance del pecedente album “Jiaolong” pubblicato sotto pseudonimo Daphni, più che l’inconsistente Swim del 2011.

Il sound strizza l’occhio ai Daft Punk, alle atmosfere da sigla finale di Blade Runner, all’elettronica glitch, alle recenti evoluzioni dubstep. Ascoltare la lisergica “Mars” per credere oppure soffermatevi sulla eterea title track “Our Love”.

Con questo album Snaith chiude un cerchio cominciato 13 anni fa sotto il nome di Manitoba. La maturità è stata raggiunta, così come il cuore di chi vi scrive.

DEFIBRILLABILE

 

#1, Aphex Twin, Syro, Warp

aphex-twin-syro-new-album--1-_vice_669x375Richard D James non smette mai di stupire. Quando ormai erano trascorse 13 primavere dall’ultima fatica “Drukqs” e tutti pensavamo che si sarebbe ritirato nella sua amata Cornovaglia, eccolo presentare uno strabiliante “Syro”, un album che suona diverso da tutto quello che ha fatto finora sotto il moniker Aphex Twin, strappazza i vari SBTRKTR, Skrillex ed i vari technofreaks che si ammassano nella scena elektro sotto la Union Jack.

Non somiglia a niente, non è avvicinabile con i similar artists del caso. Non somiglia nemmeno ad Aphex Twin. Lo definirei come una forma lisergica di musica, da ascoltare a tutto volume, un funk-techno che satura i volumi, una psycho dance che si può ballare o ascoltare guardando una lampada Mathmos per ore ed ore senza annoiarsi.

Richard D James è già billionario. Non ha alcun bisogno di pubblicare dischi. Lo fa solo perchè è un artista ed ha voglia di creare.

E gli riesce.

Fottutamente bene (tradotto: fucking good)

SBALLABILE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>