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Best of 2019

Come ogni anno cominciamo dopo le feste voltandoci indietro per l’ultima volta, ripercorrendo da buoni ultimi l’anno appena concluso, in questo caso il 2019. E’ stato un anno di alti e bassi e colpi di coda finali. Mentre la musica italiana si avvia ad un declino culturale che sembra non aver fine, fatto di Trap, […]

Storm in Heaven

Si chiamava Storm Elvin Thorgerson, era un graphic designer e fotografo inglese, a dispetto del nome vichingo.

Il suo lavoro era quello meno evidente ma senz’altro fondamentale nella complessa macchina della produzione musicale: creare la cover, la copertina, quell’immagine indissolubilmente legata ad un disco, persistente a tutti i cambi di formato e di supporto. Dall’LP all’MP3 bisognava creare in quel quadrato qualcosa di memorabile, di unico, di eterno, che rimanesse impresso nell’immaginario collettivo per più tempo possibile, forse per sempre. Ed in questo lui era un maestro.

Basti pensare al processo mentale di memorizzazione di un album: la copertina.

Se per tutti noi nati negli anni ’60 la Battersea Power Station è la “fabbrica dei Pink Floyd” lo dobbiamo a Strom Thorgerson.

La sua arte, la sua poesia, le sue invenzioni, i paradossi ottici con i quali giocava sapevano un pò di Dalì ed un pò di Escher. Ed alla fine si sono stampati nella nostra memoria in maniera indelebile.

Se mi fosse consentito un paragone cross-mediale direi che il suo lavoro stà alla storia della musica come le colonne sonore di Ennio Morricone stanno al cinema. Sono molte le somiglianze tra i due personaggi: schivi, riservati, modesti, con quell’eterno aspetto da impiegati del catasto. Pur avendo fatto la storia chi del cinema e chi del Rock & Roll!